trans
il corvo e la volpe
26.08.2025 |
187 |
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"Il suo bacio fu feroce, affamato, e io mi lasciai andare, le mie mani che afferravano le sue spalle..."
Il salone era un tripudio di luci, colori e risate. La festa di Carnevale era nel pieno del suo splendore, con maschere elaborate e costumi sgargianti che riempivano ogni angolo della villa antica. Io, ero lì, al centro di quella bolgia festosa, trasformato in una visione che avrebbe fatto girare la testa a chiunque. Il mio costume da donna era un capolavoro: un vestito di seta rosso fuoco, aderente, che metteva in risalto le curve che avevo sapientemente creato con imbottiture strategiche. Una parrucca lunga e bionda mi cadeva sulle spalle, e il trucco, applicato con cura, accentuava i miei lineamenti in modo seducente. I tacchi alti battevano sul pavimento di marmo, e ogni passo mi faceva sentire più audace, più vivo.La musica pulsava, un ritmo latino che invitava al movimento. Mi muovevo tra la folla, sorseggiando un cocktail, godendomi l’anonimato che il Carnevale offriva. Quella notte ero Dolly, una femme fatale, un mistero avvolto in seta e profumato di vaniglia. La mia indole, che spesso sentivo così delicata e femminile, trovava finalmente spazio per esprimersi senza freni.
Fu allora che li notai. Tre ragazzi, tutti con maschere veneziane ornate di piume e dettagli dorati, si avvicinarono con sorrisi maliziosi. Il primo, con una maschera da volpe, aveva occhi verdi che sembravano scrutarmi l’anima. Il secondo, con una maschera da corvo, si muoveva con una sicurezza che tradiva un fascino naturale. Il terzo, con una maschera semplice ma elegante, aveva un sorriso che prometteva guai. Mi circondarono, non in modo minaccioso, ma con un’energia che era al tempo stesso giocosa e carica di tensione.
“Ciao, bellezza,” disse la Volpe, la voce bassa e vellutata. “Non ti ho mai vista a una di queste feste. Sei nuova in città?”
Arrossii sotto il trucco, sentendo il calore salire alle guance. “Non proprio,” risposi, la voce modulata per suonare più morbida, più femminile. “Diciamo che sono… un’ospite speciale.”
Il Corvo rise, un suono profondo che mi fece vibrare. “Speciale, eh? Questo lo vediamo subito.” Mi porse un bicchiere di champagne, che accettai con un sorriso. “Balliamo?”
Non potei resistere. La musica mi chiamava, e i loro sguardi mi avvolgevano come una carezza. Ballammo, i loro corpi vicini al mio, le loro mani che di tanto in tanto sfioravano la seta del mio vestito. Le loro parole erano un mix di complimenti audaci e battute leggere, e io mi lasciai andare, ridendo, flirtando, godendomi il gioco.
A un certo punto, però, sentii il bisogno di essere onesto. “Ragazzi,” dissi, fermandomi un attimo, il respiro leggermente affannoso. “Ma io non sono… una vera donna.”
La Volpe inclinò la testa, il suo sorriso immutato. “E allora? Sei la persona più intrigante qui dentro, e questo è ciò che conta.”
Il Corvo si avvicinò, il suo respiro caldo contro il mio orecchio. “Non ci importa di chi sei sotto il costume, tesoro. Ci piace ciò che vediamo.”
Il terzo, quello con la maschera semplice, mi porse un altro bicchiere. “Bevi, rilassati. È Carnevale, no? Tutto è permesso.”
Le loro parole erano così convincenti, così disarmante la loro simpatia, che decisi di lasciar perdere le mie insicurezze. Presi il bicchiere e bevvi un lungo sorso. Il liquido era dolce, con un retrogusto strano, ma non ci feci caso. La musica, le luci, i loro sorrisi: tutto sembrava amplificato, come se il mondo stesse girando più veloce.
Non so quando iniziò a succedere, ma a un certo punto mi accorsi che il mio corpo si muoveva in modo più fluido, più disinibito. Le loro mani, che prima sfioravano appena, ora si posavano con più decisione sui miei fianchi, sulle mie spalle. La Volpe mi prese per mano e mi guidò in un angolo più tranquillo del salone, dove le luci erano soffuse e la musica un sottofondo lontano. Il Corvo e l’altro ci seguirono, i loro occhi brillanti di una fame che non avevo notato prima.
“Sei così… magnetica,” sussurrò la Volpe, il suo viso vicinissimo al mio. Sentivo il calore del suo corpo, il profumo di muschio e whisky. “Non riesco a toglierti gli occhi di dosso.”
Non so se fosse lo champagne, l’atmosfera, o quella strana sensazione che mi faceva sentire come se stessi galleggiando, ma non opposi resistenza. Le loro mani esploravano, delicate ma insistenti, e io mi lasciai andare. Il mio cuore batteva forte, ma non era paura: era eccitazione, una libertà che non avevo mai provato prima.
“Non so cosa mi stia succedendo,” mormorai, la voce tremante ma carica di desiderio. “Ma… non voglio che smettiate.”
Il Corvo rise piano, le sue dita che scivolavano lungo la mia schiena. “Non abbiamo nessuna intenzione di smettere.”
La notte si trasformò in un vortice di sensazioni. Le loro voci, i loro tocchi, il modo in cui mi guardavano come se fossi la cosa più desiderabile al mondo. Non mi accorsi del tempo che passava, né del fatto che il bicchiere che continuavano a riempirmi aveva un sapore sempre più strano. Ero persa, inebriata, e per la prima volta mi sentivo completamente libera di essere chiunque volessi essere.
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Il salone della festa di Carnevale sembrava ormai un ricordo lontano, anche se le luci colorate continuavano a danzare sulle pareti e la musica pulsava come un cuore lontano. Io, ero ancora lì, avvolta nel mio vestito di seta rossa, la parrucca nera che mi accarezzava le spalle e i tacchi che mi tenevano sospesa in un equilibrio precario, non solo fisico ma anche emotivo. I tre ragazzi mascherati – la Volpe, il Corvo e il terzo, con la sua maschera semplice ma magnetica – mi avevano trascinata in un angolo più intimo della villa, dove le ombre giocavano con i nostri corpi e il mondo sembrava essersi ristretto a noi quattro.
Non riuscivo a credere a quanto fosse tutto così… surreale. Non avevo mai immaginato che degli uomini potessero essere così audaci con me, né che io, potessi trovare tanto piacere in questa danza proibita. Era come essere in un film, uno di quei film audaci che guardi di nascosto, con il cuore che batte forte e il respiro corto. Eppure, più il tempo passava, più mi sembrava di osservare la scena dall’esterno, come se non fossi davvero io quella donna sexy al centro dell’attenzione, circondata da tre uomini che non riuscivano a staccarmi gli occhi di dosso.
La Volpe fu il primo a fare un passo avanti. Il suo sguardo verde scintillava sotto la maschera, e quando si avvicinò, sentii il calore del suo corpo contro il mio. “Sei un sogno, lo sai?” sussurrò, la sua voce un misto di desiderio e ammirazione. Prima che potessi rispondere, le sue labbra trovarono le mie. Il bacio fu lento, profondo, con un’intensità che mi fece tremare. Le sue mani scivolarono lungo i miei fianchi, stringendo la seta del vestito, e sentii il suo corpo premere contro il mio, il suo desiderio evidente nel modo in cui si strusciava contro di me. Era audace, diretto, e io… io mi stavo lasciando andare.
Quando si staccò, il Corvo prese il suo posto. Il suo bacio era diverso, più selvaggio, come se volesse reclamarmi. Le sue mani mi sfiorarono il viso, poi scesero lungo il mio collo, fino a posarsi sulla mia schiena, tirandomi più vicino. Sentii la sua eccitazione premere contro di me, e un brivido mi attraversò. Non ero abituato a questa sensazione, a essere desiderato così intensamente, eppure non volevo che smettesse. La mia mente era annebbiata, il mondo intorno a me sfocato, e ogni tocco sembrava amplificato, come se il mio corpo fosse diventato un conduttore di puro piacere.
Il terzo ragazzo, quello con la maschera semplice, era il più silenzioso, ma i suoi occhi parlavano per lui. Mi prese la mano e la guidò verso di sé, facendomi sentire la sua erezione attraverso i pantaloni del costume. “Tocca,” mormorò, la voce roca. Non so se fosse l’effetto di quel misterioso drink che continuavano a offrirmi o semplicemente l’euforia del momento, ma obbedii. Le mie dita si mossero, esplorando, e il suo gemito basso mi fece sentire potente, desiderata, come se fossi davvero la donna che vedevo riflessa nei loro occhi.
A turno, mi baciavano, le loro labbra calde e insistenti, mentre le loro mani esploravano ogni centimetro del mio corpo. La seta del vestito sembrava quasi un’estensione della mia pelle, e ogni carezza, ogni strusciamento, mi faceva perdere un po’ di più il contatto con la realtà. Era come se stessi fluttuando, osservando questa donna sexy – me stessa – circondata da tre uomini che non riuscivano a resisterle. I loro corpi si muovevano contro il mio, i loro membri duri che premevano contro di me, e io mi sentivo al centro di un universo fatto di desiderio.
“Non smettere,” sussurrai, la voce tremante ma carica di un’audacia che non riconoscevo. Non ero più solo l’uomo con un’indole femminile che si era travestito per gioco. Ero qualcosa di più, qualcosa di selvaggio, libero, senza confini. La Volpe mi prese il viso tra le mani, baciandomi di nuovo, mentre il Corvo si inginocchiò, le sue mani che scivolavano lungo le mie cosce, sollevando leggermente il vestito. Il terzo ragazzo, dietro di me, mi stringeva i fianchi, il suo respiro caldo contro il mio collo.
Non mi accorsi del tempo che passava, né del fatto che la mia mente sembrava sempre più lontana, come se stessi osservando tutto attraverso un velo di nebbia. I loro tocchi, i loro baci, i loro corpi contro il mio: tutto era così reale, così intenso, eppure sembrava un sogno. Non pensavo che avrei mai potuto divertirmi così tanto, che avrei potuto sentirmi così desiderata, così viva. Ogni bacio, ogni carezza, ogni strusciamento mi spingeva più a fondo in quel vortice di piacere, e io non volevo uscirne.
Ero intrappolata in un vortice di sensazioni, la mia mente annebbiata da quel cocktail che continuava a scorrere nelle mie vene, amplificando ogni tocco, ogni sguardo. Il vestito di seta rossa aderiva al mio corpo come una seconda pelle, e i tacchi alti mi rendevano instabile, non solo fisicamente. La Volpe, il Corvo e il ragazzo con la maschera semplice mi circondavano, i loro corpi caldi e pressanti, i loro sorrisi carichi di promesse oscure. Non ero più sicura di dove finisse la realtà e iniziasse il sogno, ma una parte di me non voleva che quel momento finisse.
La Volpe mi prese per mano, il suo tocco fermo ma gentile. “Vieni con noi,” sussurrò, la voce un misto di seduzione e comando. Il Corvo mi cinse la vita, guidandomi attraverso la folla, mentre il terzo ragazzo camminava dietro di me, il suo respiro caldo contro il mio collo. Non opposi resistenza; il mio corpo sembrava muoversi da solo, spinto da un desiderio che non riuscivo più a controllare. Mi condussero lungo un corridoio scuro, lontano dal caos della festa, fino a una porta di legno intarsiato. La aprirono, rivelando una camera illuminata solo da un paio di candele tremolanti, con un letto ampio al centro, coperto di lenzuola nere.
Entrammo, e la porta si chiuse con un clic che risuonò come un punto di non ritorno. La stanza era un’isola di silenzio, il rumore della festa attutito, lasciando spazio solo al suono dei nostri respiri. Mi sentivo come un’attrice in un film, ma non ero più solo una spettatrice: ero la protagonista, e il copione stava diventando sempre più pericoloso.
La Volpe fu il primo a muoversi. Mi spinse delicatamente contro il letto, il suo corpo che si insinuava contro il mio. “Sei così perfetta,” mormorò, le sue mani che sollevavano il bordo del mio vestito, scoprendo le mie cosce. Il suo bacio fu feroce, affamato, e io mi lasciai andare, le mie mani che afferravano le sue spalle. Ma non era più un gioco di flirt. C’era qualcosa di più crudo, più primitivo nei suoi movimenti. Mi spinse sul letto, e prima che potessi rendermene conto, il Corvo era lì, le sue mani che mi tenevano i polsi sopra la testa.
“Rilassati, tesoro,” disse il Corvo, la sua voce un ringhio basso. Sentii il peso del suo corpo sopra di me, la sua eccitazione evidente mentre si strusciava contro il mio bacino. Non ebbi il tempo di protestare, né ero sicura di volerlo fare. La mia mente era un caos, il mio corpo rispondeva a ogni tocco come se fosse stato programmato per questo. Il terzo ragazzo, quello con la maschera semplice, si inginocchiò accanto a me, le sue mani che esploravano il mio petto, pizzicando e accarezzando attraverso la seta.
Non so quando il gioco si trasformò in qualcosa di più oscuro. La Volpe si abbassò i pantaloni, il suo membro duro che premeva contro di me. Mi penetrò con un movimento deciso, e un gemito mi sfuggì dalle labbra, un misto di shock e piacere. Non ero preparato per l’intensità, per la sensazione di essere riempito, posseduto. Si mosse con un ritmo implacabile, i suoi occhi verdi che non lasciavano mai i miei, anche attraverso la maschera. Quando raggiunse l’orgasmo, sentii il calore del suo seme dentro di me, un’ondata che mi fece tremare.
Non ebbi tempo di riprendermi. Il Corvo prese il suo posto, le sue mani che mi giravano, posizionandomi a quattro zampe. La sua penetrazione fu più ruvida, più selvaggia, e io mi aggrappai alle lenzuola, il mio corpo che oscillava tra dolore e un piacere che non riuscivo a comprendere del tutto. Anche lui si lasciò andare, riempiendomi, il suo respiro spezzato mentre collassava contro di me.
Il terzo ragazzo fu l’ultimo. Mi fece girare di nuovo, mettendomi supino, le mie gambe sollevate sulle sue spalle. I suoi movimenti erano lenti, quasi tormentosi, ma altrettanto inesorabili. Mi guardava come se fossi un trofeo, un premio da reclamare. Quando anche lui raggiunse il culmine, il suo seme si unì a quello degli altri, e io mi sentii sopraffatta, il mio corpo un caos di sensazioni, la mia mente persa in una nebbia di estasi e confusione.
Ero lì, sdraiata sul letto, il vestito di seta sgualcito, il trucco sbavato, il corpo tremante. I tre uomini si alzarono, sistemandosi i vestiti, i loro sorrisi soddisfatti visibili anche sotto le maschere. “Sei stata incredibile,” disse la Volpe, la voce ancora carica di desiderio. Il Corvo mi accarezzò una guancia, e il terzo ragazzo mi lasciò un bacio sulle labbra .
Ero sdraiata sul letto, il mio corpo tremante, la seta rossa del mio vestito ormai sgualcita e sollevata, il trucco sbavato che mi dava un aspetto quasi selvaggio. La Volpe, il Corvo e il ragazzo con la maschera semplice mi guardavano con occhi che bruciavano di desiderio, i loro corpi ancora vicini, il loro calore che mi avvolgeva come una coperta invisibile. La mia mente era un caos, persa in una nebbia di piacere, confusione e un’eccitazione che non riuscivo più a razionalizzare. Era come se stessi osservando tutto da fuori, come se fossi una spettatrice di un film porno, con me stessa come protagonista.
La Volpe si avvicinò per primo, il suo sorriso malizioso che si allargava sotto la maschera. “Non abbiamo ancora finito, bellezza,” disse, la sua voce un sussurro roco che mi fece rabbrividire. Si abbassò i pantaloni di nuovo, il suo membro ancora duro nonostante ciò che era appena successo. “Voglio quella tua bocca,” aggiunse, e prima che potessi rispondere, mi prese per i capelli, la parrucca nera che scivolava leggermente sotto le sue dita.
Non opposi resistenza. Non so se fosse l’effetto di quella sostanza che mi avevano fatto bere o semplicemente la perdita di ogni inibizione, ma mi lasciai guidare. Mi inginocchiai sul letto, il suo membro vicino al mio viso, e lo presi in bocca. Il sapore era intenso, salato, e il suo gemito basso mi fece sentire potente, anche in quella posizione di sottomissione. Le sue mani mi guidavano, spingendomi a muovermi più velocemente, più profondamente, e io mi lasciai andare, il mio corpo che rispondeva a un ritmo che non riconoscevo come mio.
Quando la Volpe raggiunse l’orgasmo, il suo seme caldo mi riempì la bocca, traboccando sulle mie labbra e scivolando sul mio mento. Non ebbi il tempo di riprendermi. Il Corvo era già lì, il suo membro pronto, e mi prese il viso con una mano, guidandomi verso di lui. “Tocca a me,” disse, la voce carica di un’urgenza che mi fece tremare. Lo accolsi, le mie labbra che si chiudevano intorno a lui, il mio corpo che si muoveva quasi per istinto. Anche lui, come la Volpe, non si trattenne a lungo, e presto il suo seme si unì a quello del primo, coprendomi il viso, mescolandosi al trucco ormai disfatto.
Il terzo ragazzo, quello con la maschera semplice, fu l’ultimo. Mi guardò con un’intensità che mi fece quasi paura, ma anche eccitazione. “Sei un’opera d’arte,” mormorò, prima di spingersi nella mia bocca. Le sue mani erano più gentili, ma il suo ritmo era inesorabile. Quando anche lui raggiunse il culmine, il suo seme si riversò su di me, bagnandomi il volto, il collo, scivolando sulla seta del vestito. Ero un disastro, il mio viso coperto, la mia bocca piena, il mio corpo tremante di un misto di stanchezza e adrenalina.
Non capivo più nulla. Era come se fossi fuori dal mio corpo, osservando questa donna – me stessa – inginocchiata, circondata da tre uomini che l’avevano reclamata in ogni modo possibile. La scena era cruda, quasi oscena, come un film porno che non avrei mai pensato di vivere. Eppure, c’era una parte di me che si crogiolava in quella sensazione di essere desiderata, posseduta, al centro dell’attenzione. Ogni gemito, ogni tocco, ogni goccia che mi copriva sembrava amplificare quella sensazione di abbandono totale.
I tre uomini si allontanarono leggermente, ansimando, i loro occhi ancora fissi su di me. La Volpe si chinò, sfiorandomi una guancia con le dita. “Sei stata… incredibile,” disse, la voce carica di soddisfazione. Il Corvo annuì, il suo sorriso quasi feroce. “Non dimenticheremo questa notte,” aggiunse, mentre il terzo ragazzo si limitò a guardarmi, il suo silenzio più eloquente di qualsiasi parola.
Rimasi lì, sul letto, il respiro corto, il corpo e il viso coperti del loro seme, il vestito ormai un relitto di seta rossa. La mia mente era un vortice, incapace di distinguere tra realtà e sogno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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